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Opinioni e Testimonianze

Il racconto di Suor Braile, la suora non vedente delle sacramentine

Suor M. Grazia, religiosa della congregazione delle Sacramentine non vedenti, offre attraverso un’intervista su suoredonorione.org una profonda riflessione sulla vita e la missione di “Suor Braile”.

Questo nome simbolico sottolinea l’importanza di trasformare una fragilità in un mezzo di comunicazione capace di esprimere Dio, la vita e la speranza. La storia di Suor Braile è un esempio luminoso di come, nonostante l’assenza della vista, sia possibile indicare direzioni e illuminare gli altri con parole di forza, pazienza e misura. Il loro carisma eucaristico si manifesta nell’adorazione, nell’intercessione e nel servizio, ponendo l’accento sull’incontro piuttosto che sul limite.

Il racconto di Suor Braile, la suora non vedente delle sacramentine (camminoneocatecumenale.it)

Il braille rappresenta non solo una tecnica ma una vera e propria geografia del tocco per Suor Braile. Questo alfabeto di puntini si è trasformato in un ponte che collega il silenzio alla conoscenza, l’interiorità al mondo esterno, e le Sacre Scritture alla vita di tutti i giorni. La lettura braille, caratterizzata da lentezza e precisione, ha sviluppato in lei una pazienza operosa, trasformando la velocità altrui in una personale profondità di percezione.

La vocazione di Suor Braile, come emerge dall’intervista su suoredonorione.org, si è sviluppata attraverso piccole fedeltà quotidiane, maturando nell’intima convinzione che l’Eucaristia sia contemporaneamente casa e cammino. Le Sacramentine non vedenti vivono con la profonda consapevolezza che custodire l’adorazione significa anche vivere le sue concrete conseguenze. Per Suor Braile, la cecità non è un ostacolo da nascondere ma una lente che permette di focalizzarsi sull’essenziale.

La giornata tipo di Suor Braile

La giornata tipo di Suor Braile descritta sul sito orionino si articola tra liturgia, lavoro e accoglienza. Il canto, lo studio dei testi in braille e i compiti di servizio alla comunità definiscono il ritmo quotidiano. Ogni gesto, anche il più silenzioso, diventa una forma di narrazione che testimonia come il limite possa essere trasfigurato in competenza, insegnando a orientarsi nella vita senza la necessità di vedere.

La giornata tipo di Suor Braile (Camminoneocatecumenale.it)

Nonostante l’uso di strumenti digitali come sintesi vocali e audiolibri, per Suor Braile il braille rimane insostituibile perché nessuna tecnologia può rimpiazzare il valore dell’incontro e della relazione. L’inclusione viene vissuta non come un favore ma come una forma di giustizia, richiedendo precisione e cura nei gesti, negli spazi e nel linguaggio.

In assenza della vista, gli altri sensi acquisiscono un ruolo primario. Suoni, odori e consistenze diventano strumenti attraverso cui Suor Braile e le sue consorelle esperiscono il mondo. Questo approccio richiede umiltà e l’apprendimento di chiedere aiuto, trasformando la fragilità personale in una grammatica di comunità.

La testimonianza di Suor Braile, come riportata da suoredonorione.org, invita a riflettere sul tipo di umanità che desideriamo costruire, sottolineando l’importanza di rendere le nostre città più accessibili e inclusive. La vita e la preghiera di Suor Braile diventano un appello a leggere la realtà con responsabilità, promuovendo una società in cui ogni persona viene riconosciuta e chiamata per nome.

Matteo Fantozzi

Giornalista pubblicista dal 2013 è laureato in storia del cinema e autore di numerosi libri tra cui “Gabriele Muccino il poeta dell’incomunicabilità” e “Gennaro Volpe: sudore e cuore”. Protagonista in tv di trasmissioni come La Juve è sempre la Juve su T9 e Il processo dei tifosi su Teleroma 56.

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